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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Congestione emorroidaria: significato, sintomi, ruolo della colonscopia, cure


Cosa significa congestione emorroidaria?


La congestione emorroidaria è un accumulo di sangue all’interno dei cuscinetti emorroidari, che di conseguenza si dilatano e aumentano di volume. I cuscinetti emorroidari sono tessuti morbidi, ricchi di piccoli vasi sanguigni, normalmente presenti nel canale anale. Contribuiscono alla chiusura dell’ano e al controllo del passaggio di feci e gas. Si parla di malattia emorroidaria quando questi tessuti si ingrossano, scivolano verso il basso o causano disturbi.


Secondo le linee guida 2024 della Società Italiana Unitaria di Colonproctologia (SIUCP), lo spostamento verso il basso dei cuscinetti emorroidari può rendere più difficile il normale deflusso del sangue. Il sangue tende quindi a ristagnare, provocando la dilatazione e la congestione delle emorroidi.


La congestione può interessare le emorroidi interne, situate nella parte più profonda del canale anale, quelle esterne oppure entrambe. L’espressione “congestione del plesso emorroidario interno”, spesso presente nei referti medici, indica quindi che i piccoli vasi sanguigni delle emorroidi interne sono dilatati e contengono una maggiore quantità di sangue.


Congestione, prolasso e trombosi non sono sinonimi. Nel prolasso le emorroidi scivolano verso l’apertura anale e possono fuoriuscire; nella trombosi emorroidaria, invece, si forma un coagulo di sangue. Una congestione può essere presente anche senza prolasso o trombosi e, da sola, non permette di stabilire la gravità della malattia emorroidaria.


congestione emorroidaria


Quali sono i sintomi di una congestione emorroidaria?


La congestione emorroidaria non provoca necessariamente disturbi. Quando diventa sintomatica, le manifestazioni possono variare in base alla posizione delle emorroidi e all’entità del gonfiore. I principali sintomi sono:


  • Sanguinamento: generalmente si presenta con sangue rosso vivo sulla carta igienica, sulle feci o nel water durante o dopo l’evacuazione. Nel caso delle emorroidi interne potrebbe non essere doloroso;
  • Gonfiore anale: la dilatazione dei vasi può causare un rigonfiamento interno oppure visibile e palpabile intorno all’ano;
  • Senso di peso o pressione: alcune persone avvertono una sensazione di ingombro, pienezza o evacuazione incompleta, soprattutto dopo essere andate in bagno;
  • Fastidio e bruciore: la zona anale può risultare irritata e particolarmente sensibile durante la defecazione, quando si rimane seduti o dopo la pulizia;
  • Prurito: l’irritazione della pelle e l’eventuale presenza di muco o residui fecali possono provocare prurito nella zona intorno all’ano;
  • Fuoriuscita delle emorroidi: se alla congestione si associa un prolasso, una parte del tessuto emorroidario può sporgere dall’apertura anale durante l’evacuazione e successivamente rientrare;
  • Perdite di muco: le emorroidi interne congestionate e prolassate possono causare umidità, piccole secrezioni e difficoltà nel mantenere pulita la zona anale;
  • Dolore: una congestione non complicata può provocare indolenzimento o fastidio. Un dolore improvviso e forte è più frequente in presenza di trombosi, prolasso non riducibile o altre patologie anali.


Sanguinamento, dolore e fastidio anale non sono sintomi esclusivi delle emorroidi. La loro origine deve quindi essere valutata attentamente, evitando di attribuirli automaticamente a una congestione emorroidaria.


Quali sono le cause della congestione del circolo emorroidario?


La congestione del circolo emorroidario non dipende generalmente da una sola causa. Può svilupparsi quando aumenta la pressione sui vasi del canale anale oppure quando il sangue incontra difficoltà a defluire normalmente dai cuscinetti emorroidari. I principali fattori da considerare sono:


  • Stitichezza e feci dure: lo sforzo necessario per evacuare aumenta la pressione sui vasi emorroidari e può ostacolare il normale deflusso del sangue;
  • Sforzi prolungati durante l’evacuazione: spingere con forza e trattenere il respiro fa aumentare la pressione nell’addome e nel canale anale, favorendo il riempimento e la dilatazione dei vasi;
  • Permanenza prolungata sul WC: rimanere seduti a lungo sul water, anche senza evacuare, mantiene una pressione continua sui cuscinetti emorroidari e può favorire il ristagno di sangue;
  • Diarrea: anche l’eccessiva frequenza delle evacuazioni può sottoporre il canale anale a sollecitazioni ripetute, irritando i tessuti e aggravando una congestione già presente;
  • Dieta povera di fibre e scarsa idratazione: il rischio è la presenza di più dure e difficili da espellere, aumentando indirettamente la necessità di sforzarsi;
  • Gravidanza e parto: l’aumento della pressione nell’addome e nella zona pelvica, la stitichezza legata alla gravidanza e le spinte durante il parto possono rallentare il deflusso del sangue dai vasi emorroidari;
  • Invecchiamento dei tessuti di sostegno: con il tempo, i tessuti che mantengono i cuscinetti emorroidari nella posizione corretta possono perdere elasticità e resistenza. Il loro spostamento verso il basso può rendere più difficile la circolazione del sangue;
  • Sforzi fisici ripetuti: il sollevamento frequente di carichi pesanti e altre attività che causano un aumento della pressione addominale possono contribuire alla comparsa o al peggioramento della congestione.


Serve una colonscopia per diagnosticare una congestione emorroidaria?


In genere, la colonscopia non è necessaria per diagnosticare una congestione emorroidaria. La valutazione si basa soprattutto sulla visita proctologica, che può comprendere l’osservazione della zona anale, l’esplorazione rettale e l’anoscopia. Quest’ultimo esame prevede l'utilizzo di un piccolo strumento che consente di osservare direttamente la parte interna del canale anale e riconoscere eventuali emorroidi congestionate.


Le linee guida ASCRS 2024 definiscono la diagnosi delle emorroidi principalmente clinica. La colonscopia non serve quindi a misurare la congestione, ma può essere indicata soprattutto in presenza di:


  • Sanguinamento senza una causa anale evidente;
  • Sangue mescolato alle feci;
  • Perdite di sangue che continuano anche dopo il trattamento delle emorroidi;
  • Dolore o gonfiore addominale;
  • Stitichezza di recente insorgenza o in progressivo peggioramento;
  • Fattori di rischio personali o familiari per il tumore del colon-retto;
  • Necessità di effettuare lo screening del tumore del colon-retto.


Le linee guida SIUCP 2024 considerano la colonscopia l’esame più appropriato nei pazienti con più di 40 anni che presentano sanguinamento rettale e, indipendentemente dall’età, nelle persone con fattori di rischio per il tumore del colon-retto o sangue mescolato alle feci. Nei pazienti più giovani, senza fattori di rischio e con un sanguinamento probabilmente emorroidario, può essere valutata una rettosigmoidoscopia, che esamina il retto e la parte finale del colon.


L’importanza di non attribuire automaticamente il sanguinamento alle emorroidi è confermata da uno studio pubblicato nel 2013 su Gastrointestinal Endoscopy. Tra 76.186 colonscopie eseguite per la presenza di sangue rosso nelle feci, sono state riscontrate emorroidi nel 64,4% dei casi, ma anche polipi nel 38,8% e diverticolosi nel 38,6%. Le percentuali si sovrappongono perché nello stesso paziente potevano essere presenti più condizioni.


In ogni caso, la decisione sull’esame più adatto deve essere presa dal medico tenendo conto dell’età, dei sintomi e dei fattori di rischio del paziente.


Come si cura la congestione emorroidaria?


La cura dipende dall’intensità dei disturbi, dalla presenza di emorroidi interne o esterne e dall’eventuale associazione con prolasso o trombosi. In caso di congestione lieve e non complicata, il primo approccio è generalmente conservativo e ha lo scopo di facilitare l’evacuazione, ridurre la pressione sui vasi e alleviare i sintomi. Si consiglia, in particolare, di:


  • Aumentare gradualmente le fibre: una dieta a base di frutta, verdura, legumi e cereali integrali aiuta a rendere le feci più morbide;
  • Bere una quantità adeguata di acqua: una corretta idratazione contribuisce a prevenire feci dure e difficili da espellere;
  • Evitare di sforzarsi durante l’evacuazione;
  • Limitare il tempo trascorso sul WC: è importante andare in bagno quando si avverte lo stimolo ed evitare di rimanere seduti più del necessario;
  • Svolgere attività fisica regolare: camminare e mantenersi attivi favoriscono la regolarità intestinale e contrastano la stitichezza;
  • Fare semicupi con acqua tiepida: possono rilassare la muscolatura anale e ridurre temporaneamente fastidio e congestione;
  • Utilizzare farmaci locali per brevi periodi: creme e supposte possono contenere sostanze lenitive, anestetiche o antinfiammatorie che potrebbero alleviare i sintomi ma che non sono in grado di eliminare definitivamente le emorroidi;
  • Valutare i farmaci flebotonici: agiscono sui piccoli vasi sanguigni e possono contribuire a ridurre sanguinamento, prurito e secrezioni. Devono essere assunti seguendo le indicazioni del medico o del farmacista.


Se i sintomi persistono o si associano a un prolasso, il proctologo può prendere in considerazione trattamenti ambulatoriali come legatura elastica, scleroterapia o coagulazione a infrarossi. La chirurgia viene generalmente riservata ai casi più gravi o, comunque, quando gli altri trattamenti non hanno dato risultati. Una semplice congestione emorroidaria, in assenza di complicazioni, non richiede in genere un intervento chirurgico.


Quanto dura una congestione emorroidaria?


La durata di una congestione emorroidaria è variabile e non può essere stabilita in modo preciso. Nelle forme lievi e non complicate, il gonfiore e il fastidio possono ridursi nel giro di pochi giorni, soprattutto se vengono eliminate condizioni come stitichezza, sforzi durante l’evacuazione e permanenza prolungata sul WC. I tempi di recupero possono dipendere da:


  • Intensità della congestione;
  • Presenza di emorroidi interne, esterne o miste;
  • Eventuale associazione con prolasso o trombosi;
  • Persistenza di stitichezza, diarrea o sforzi evacuativi;
  • Efficacia delle modifiche alimentari e delle cure adottate.


L'eventuale diminuzione dei sintomi non sempre corrisponde alla completa scomparsa delle emorroidi. I cuscinetti emorroidari possono rimanere dilatati o tendere nuovamente a congestionarsi se continuano a essere presenti i fattori che hanno provocato il problema.


Se i disturbi non migliorano dopo circa una settimana di cure domiciliari, continuano a ripresentarsi oppure sono accompagnati da sanguinamento, è opportuno rivolgersi al medico per verificare la causa e scegliere il trattamento più adatto.


Domande frequenti


Cosa vuol dire congestione del plesso emorroidario interno?


Significa che i piccoli vasi delle emorroidi interne sono dilatati e contengono una maggiore quantità di sangue.


Una congestione emorroidaria può provocare un nodulo?


Sì. Il gonfiore o un’eventuale trombosi possono formare un nodulo vicino all’ano, talvolta duro e doloroso.


La congestione emorroidaria provoca dolore?


Può causare fastidio, bruciore o indolenzimento. Un dolore improvviso e intenso può indicare una trombosi o un’altra complicazione.


La congestione emorroidaria può sanguinare?


Sì. Può comparire sangue rosso vivo sulla carta igienica, sulle feci o nel water, soprattutto durante l’evacuazione.


Cosa fare subito in caso di congestione emorroidaria?


Evitare di sforzarsi, bere acqua, mantenere morbide le feci e fare semicupi con acqua tiepida. In caso di dolore forte o sanguinamento abbondante è bene contattare un medico.


Cosa mangiare con una congestione emorroidaria?


Sono consigliati alimenti ricchi di fibre, come frutta, verdura, legumi e cereali integrali, accompagnati da un’adeguata quantità di acqua.


La congestione emorroidaria passa da sola?


Le forme lievi possono migliorare spontaneamente in pochi giorni. Se i sintomi persistono, si ripetono o peggiorano, è necessaria una valutazione medica.


Quando una congestione emorroidaria diventa urgente?


Quando provoca sanguinamento abbondante, vertigini, dolore improvviso e intenso, febbre oppure un prolasso gonfio che non rientra.


Come prevenire una congestione emorroidaria?


Bisogna prevenire la stitichezza, bere a sufficienza, consumare fibre, fare attività fisica ed evitare sforzi e lunghe permanenze sul WC.


Si può camminare con una congestione emorroidaria?


Sì. Una camminata leggera è generalmente utile per la regolarità intestinale, purché non causi un aumento del dolore o del fastidio.


Fonti e bibliografia


  • Brillantino, Antonio et al. "The Italian Unitary Society of Colon-Proctology (Società Italiana Unitaria di Colonproctologia) guidelines for the management of acute and chronic hemorrhoidal disease." Annals of Coloproctology vol. 40,4 (2024): 287-320;
  • Ascrsu.com/ascrs/repview?name=3_2851101_PDF&type=784-142;
  • Gralnek, Ian M et al. “The role of colonoscopy in evaluating hematochezia: a population-based study in a large consortium of endoscopy practices.” Gastrointestinal endoscopy vol. 77,3 (2013): 410-8. doi:10.1016/j.gie.2012.10.025.

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