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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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“Salute proctologica: informare, curare, non sottovalutare”. Parola al Dott. Bruno Cirillo

La salute proctologica è ancora oggi un tema troppo spesso sottovalutato, circondato da imbarazzo e ritardi diagnostici, nonostante l’elevata diffusione delle patologie e il loro forte impatto sulla qualità di vita.


Per fare chiarezza, informare correttamente e superare falsi miti, ne parliamo con il Dott. Bruno Cirillo, nostro riferimento in Eccellenza Medica, dirigente medico presso il Dipartimento di Chirurgia del Policlinico Umberto I di Roma, con esperienza nella gestione e nel trattamento chirurgico dei quadri acuti e complessi. Svolge, inoltre, la sua attività accademica come Ricercatore presso l’Università Sapienza di Roma.


A condurre l’intervista è Roberta Sestito, manager di Eccellenza Medica, che conosce il Dott. Cirillo da molti anni e con cui condivide un rapporto professionale solido, fondato su stima reciproca, confronto continuo e una visione comune: mettere il paziente al centro, unendo competenza clinica, chiarezza comunicativa e attenzione umana.


Ne nasce un confronto diretto e approfondito, che affronta senza tabù temi frequenti ma delicati, dal sanguinamento anale alla chirurgia, dalla prevenzione oncologica agli errori più comuni, con un obiettivo chiaro: informare senza spaventare, curare con metodo e non sottovalutare mai i segnali.




1. Dottor Cirillo, lei che quotidianamente coniuga l’attività chirurgica d’urgenza con quella accademica e che conosco essere sempre in prima linea anche nei casi più complessi, quanto spesso si trova a gestire patologie proctologiche? E quanto sono, secondo la sua esperienza diretta, realmente diffuse nella popolazione?


"Le patologie proctologiche sono estremamente frequenti: in ambito ospedaliero le incontriamo ogni giorno, sia in elezione sia — non di rado — in urgenza, quando il paziente arriva al Pronto Soccorso per dolore intenso, sanguinamento, febbre o tumefazioni perianali.


La loro diffusione nella popolazione è alta perché coinvolgono funzioni fondamentali quali defecazione, continenza e igiene locale e sono strettamente legate allo stile di vita (sedentarietà, dieta povera di fibre, stipsi/diarrea) e spesso vengono trascurate fino a quando diventano clinicamente “ingombranti”. È un settore in cui la domanda di cura è grande, ma la richiesta di visita è spesso tardiva, per imbarazzo o per sottovalutazione".


2. Capita spesso che i pazienti definiscano qualsiasi fastidio anorettale come “emorroidi”, lo sappiamo bene. Le chiederei, approfittando della sua chiarezza abituale, di aiutarci a fare ordine: quali sono le principali patologie proctologiche e come si differenziano tra loro?


"È vero: molti pazienti chiamano “emorroidi” qualsiasi disturbo anorettale. In realtà, le condizioni più comuni sono diverse e hanno caratteristiche tipiche:


  • Malattia emorroidaria: sanguinamento rosso vivo, talvolta prolasso, prurito o fastidio; dolore importante soprattutto se complicata (trombosi/strangolamento);
  • Ragade anale: dolore acuto “a lama” durante e dopo l’evacuazione, spesso con piccole perdite di sangue; tipicamente associata a stipsi e ipertono dello sfintere;
  • Ascesso perianale: dolore progressivo, tumefazione, febbre possibile; richiede valutazione rapida e spesso drenaggio;
  • Fistola anale: è spesso l’evoluzione di un ascesso; secrezione cronica, recidive, fastidio; la terapia è quasi sempre chirurgica, modulata sul rischio di incontinenza;
  • Prolasso rettale: “fuoriuscita” del retto (totale o parziale), associata a alterazioni della continenza e della defecazione; la chirurgia è frequente nei casi sintomatici;
  • Malattie infiammatorie/dermatologiche (proctiti, dermatiti, idrosadenite): prurito, bruciore, secrezioni, lesioni cutanee;
  • Neoplasie del canale anale/retto: segnali spesso subdoli (sangue, anemia, cambiamento dell’alvo, tenesmo), da inquadrare senza ritardi.


La differenza, in pratica, la fa una cosa molto semplice: una visita proctologica completa (ispezione, esplorazione digitale, anoscopia/proctoscopia quando indicata) e, se serve, endoscopia".


3. Il sanguinamento anale è uno dei sintomi che più spaventa e che genera ansie. Quando possiamo considerarlo un segno benigno e quando, invece, diventa un elemento che richiede un suo intervento immediato?


"Il sanguinamento può essere “banale” ma non va mai banalizzato. Può essere compatibile con cause benigne quando è rosso vivo, associato all’evacuazione, in piccola quantità, con sintomi tipici di emorroidi o ragade, e in assenza di segnali sistemici. Diventa invece un segnale d’allarme (e richiede valutazione rapida o urgente) quando:


  • È abbondante o causa lipotimia/debolezza;
  • Si associa a anemia, perdita di peso, dolore addominale, febbre;
  • Compare un cambiamento recente dell’alvo (diarrea/stipsi nuove, feci sottili, tenesmo);
  • Il paziente ha età >45–50 anni o familiarità oncologica;
  • Il sangue è scuro, misto a feci, o associato a muco persistente.


Le lascio un messaggio chiave: il sangue non è una diagnosi, è un sintomo. Anche quando l’origine è emorroidaria, la visita serve a confermare e a non perdere diagnosi più serie".


4. In quali casi per emorroidi, fistole o prolasso rettale si arriva davvero alla necessità chirurgica? Ci sono criteri clinici che guidano questa decisione in modo inequivocabile?


"La chirurgia non è “la prima scelta”, ma diventa necessaria quando la malattia supera la soglia di controllo con terapia medica e correzione dei fattori predisponenti, o quando ci sono complicanze.


  • Emorroidi: indicazione chirurgica tipica nei prolassi importanti e sintomatici, nelle recidive nonostante terapia corretta, nei sanguinamenti rilevanti/anemizzanti, o in alcune forme avanzate con marcato impatto sulla qualità di vita. Esistono procedure diverse (dalle tecniche ambulatoriali alle soluzioni chirurgiche), e la scelta è personalizzata;
  • Fistola anale: spesso la chirurgia è necessaria perché la fistola raramente guarisce “da sola”; il punto cruciale è trattare la fistola preservando la continenza, scegliendo la tecnica in base al decorso, alla quantità di sfintere coinvolto e alla storia clinica;
  • Prolasso rettale: nei prolassi completi o nei casi sintomatici con disturbi funzionali, la chirurgia è frequentemente indicata. Anche qui conta la personalizzazione: età, comorbidità, anatomia e funzione.


Il criterio “inequivocabile” non è una singola parola, ma un concetto: se la patologia compromette funzione e qualità di vita, o comporta rischio di complicanze, si passa a un trattamento più invasivo con razionalità e timing corretto".


5. Dalla sua lunga esperienza, quali sono gli errori più comuni che vede commettere ai pazienti nel tentativo di gestire da soli questi disturbi? Spesso le ritrova al pronto soccorso anche per questo…


"Sì è vero. Ne vediamo alcuni ricorrenti:


  • Autodiagnosi (“sono emorroidi”) e autoprescrizione prolungata di creme senza valutazione;
  • Ritardare troppo: soprattutto con ascessi, fistole, sanguinamenti importanti;
  • Abuso di lassativi stimolanti o clisteri ripetuti senza correggere dieta, idratazione e abitudini;
  • Ignorare la stipsi cronica: è uno dei principali motori di molte patologie anorettali;
  • Sottovalutare febbre e dolore: un dolore crescente con tumefazione può nascondere un ascesso che va drenato;
  • Igiene “aggressiva”: eccesso di lavaggi, disinfettanti e carta ruvida che mantengono infiammazione e prurito.


Il Pronto Soccorso, spesso, è il punto di arrivo di mesi di tentativi “fai da te” quando il disturbo diventa non più tollerabile".


6. Il tumore del retto continua a incutere timore, anche più di altre neoplasie. Quali segnali iniziali invita sempre a non sottovalutare? E quanto incide, concretamente, la prevenzione?


"I segnali che invito sempre a prendere sul serio sono:


  • Sangue nelle feci (anche intermittente);
  • Anemia sideropenica o stanchezza non spiegata;
  • Cambio dell’alvo recente e persistente;
  • Tenesmo (sensazione di evacuazione incompleta), muco, urgenza defecatoria nuova;
  • Dolore rettale persistente o calo ponderale.


La prevenzione incide in modo concreto perché permette di:


  • Identificare e rimuovere lesioni precancerose;
  • Diagnosticare tumori in fase iniziale, quando le cure sono più efficaci e meno invalidanti.


In medicina esistono poche “armi” potenti come lo screening: non è un dettaglio burocratico, è un intervento di salute pubblica".


7. Capita spesso, come ci siamo detti più volte e come ha accennato poco fa, che le persone rimandino una visita per mesi o anni per vergogna o paura. Cosa si sente di dire proprio a loro, con la sua sensibilità e la sua esperienza?


Direi questo, con molta chiarezza: la vergogna è comprensibile, ma è un cattivo consigliere. Per noi clinici la proctologia non è “imbarazzante”: è parte della medicina, come il cuore o i polmoni. E rimandare può trasformare un problema semplice (gestibile con terapia medica e correzioni dello stile di vita) in una condizione più complessa, dolorosa o chirurgica.


Una visita fatta in tempo è spesso breve, rispettosa e risolutiva. Rimandare, invece, costa mesi di ansia e peggiora la qualità di vita.


8. Secondo lei — forte del percorso multidisciplinare che porta avanti — qual è l’approccio più efficace e umano per accompagnare un paziente con una patologia proctologica dalla diagnosi alla cura, fino al completo recupero della qualità di vita?


"L’approccio migliore è senza dubbio multidisciplinare, graduale e centrato sulla persona, non solo sulla lesione:


  • Ascolto e corretta diagnosi: anamnesi accurata, esame obiettivo completo, e strumenti mirati quando necessari;
  • Terapia “a scalare”: prima misure conservative (dieta, fibre, idratazione, igiene corretta, terapia medica), poi procedure ambulatoriali, poi chirurgia quando indicata;
  • Educazione del paziente: spiegare bene cosa sta succedendo riduce ansia, migliora aderenza e risultati;
  • Tutela della funzione: in proctologia il successo non è solo “togliere” qualcosa, ma preservare continenza, comfort e quotidianità;
  • Follow-up: perché molte condizioni sono croniche o recidivanti, e il percorso di cura va accompagnato.


In sintesi come dice lei: informare senza spaventare è la chiave e curare con metodo e non sottovalutare mai i segnali.


La proctologia è un campo in cui la competenza tecnica deve andare di pari passo con rispetto, discrezione e umanità: è così che si restituisce davvero qualità di vita".

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