In un panorama sanitario in continua evoluzione, l’informazione chiara e accessibile rappresenta uno strumento fondamentale per la prevenzione e la consapevolezza. Con questo obiettivo, Roberta Sestito, manager di Eccellenza Medica, prosegue il suo impegno nel dare voce ai grandi specialisti, affrontando anche temi delicati che spesso generano disagio, ma che meritano attenzione e approfondimento.
In questa intervista incontra il dottor Alessandro Massara, Specialista in Chirurgia Generale e Chirurgia Colonproctologica, attualmente Dirigente Medico presso l’Azienda USL Umbria 2. Al centro del confronto, la stipsi cronica: una condizione diffusa ma ancora poco discussa, che può incidere profondamente sulla qualità della vita e che, in alcuni casi, rappresenta il segnale di problematiche più complesse.
Attraverso un approccio che integra rigore clinico, ascolto del paziente e soluzioni terapeutiche moderne, il dottor Massara ci guiderà nella comprensione di questo disturbo, offrendo strumenti utili per riconoscerlo, affrontarlo e, soprattutto, superare il disagio che troppo spesso lo accompagna.

1) Dottor Massara, la stipsi cronica è una condizione di cui si parla ancora troppo poco, nonostante l’impatto significativo che ha sulla vita quotidiana di chi ne soffre. Proprio per questo ho ritenuto doveroso affrontare questo tema in modo serio e approfondito. È un piacere poterne discutere con te e ti chiedo in modo molto diretto: da dove ritieni sia corretto partire per inquadrarla con chiarezza dal punto di vista clinico?
"Sì Roberta, partiamo subito col dire che la stipsi o stitichezza viene comunemente definita come una difficoltosa o non frequente evacuazione con sensazione di incompleto svuotamento intestinale. È un disturbo che influisce negativamente sulla qualità della vita coinvolgendo tutte le altre attività. Nello specifico si parla di stitichezza quando i movimenti intestinali si verificano meno di tre alla settimana. Oltre a ciò le feci risultano spesso secche e/o piccole - le cosiddette ‘feci caprine’ -, il che rende difficile o addirittura dolorosa l’evacuazione. Ricordiamoci che la stitichezza può essere il problema oppure un sintomo di qualche altra patologia".
2) Nella tua esperienza, quali sono i principali fattori — funzionali, comportamentali o organici — che concorrono all’insorgenza della stipsi cronica, e in che misura lo stile di vita moderno incide su questa condizione?
"La comunità scientifica tende a distinguere due tipologie di stitichezza: primaria e secondaria. Nel primo caso è caratterizzata da una defecazione difficile, rara e/o incompleta senza alcuna causa nota o malattia pregressa identificata; la condizione più comune quando si soffre di stitichezza. Quindi anche dopo un esame medico approfondito, che include test diagnostici, non è possibile rilevare quali siano le cause organiche responsabili della stitichezza e dei sintomi che l’accompagnano. La stipsi secondaria, invece, è associata a fattori che influenzano la normale funzione intestinale; ad esempio vere e proprie disfunzioni motorie intestinali che determinano un aumento del tempo di transito intestinale, alterazioni della dinamica o della struttura del pavimento pelvico quali ad esempio il rettocele, l’enterocele, il prolasso rettale o patologie come la diverticolosi, le malattia infiammatorie croniche intestinali, il tumore del colon-retto. Esistono anche malattie croniche che spesso si accompagnano a stipsi come il Morbo di Parkinson, il Diabete e malattie neurologiche. Anche alcuni farmaci (es. anestetici, analgesici, antiacidi, anticolinergici, antidepressivi) possono rallentare il transito delle feci lungo l'intestino".
3) Esiste ancora una certa confusione tra stipsi occasionale e stipsi cronica. Quali criteri clinici permettono di distinguere correttamente le due condizioni e quando è opportuno rivolgersi a uno specialista?
"Stipsi occasionale e cronica sono due cose ben diverse. La stipsi transitoria è frequente durante la gravidanza, nei cambi di luogo ed abitudini alimentari (es. viaggi), in persone sedentarie che non si idratano in maniera sufficiente, nel periodo che segue interventi chirurgici e dopo l'utilizzo di antibiotici. La stipsi cronica, invece, accompagna il paziente per più di 6 mesi e non deve essere sottovalutata rivolgendosi ad uno specialista".
4) Molti pazienti ricorrono a rimedi “fai da te” o a lassativi assunti in modo continuativo. Quali rischi comporta un approccio non guidato e quale dovrebbe essere, invece, il corretto iter diagnostico?
"Per trattare la stitichezza bisogna innanzitutto capire la causa sottostante. Se si tratta di stitichezza dovuta a un viaggio in destinazioni esotiche oppure di stitichezza dovuta a un’alimentazione poco sana è possibile porre rimedio a questa condizione tramite accorgimenti quotidiani e naturali, come apportando modifiche alla propria dieta o riprendendo la propria routine dopo un lungo viaggio. Tuttavia, se non si riesce a definire la causa della stitichezza e i rimedi quotidiani non sembrano funzionare, potrebbe essere il caso di consultare il proprio medico per indagare le cause e definire il trattamento più adeguato. L’iter diagnostico corretto per il paziente con stipsi si basa inizialmente su un'anamnesi accurata e l'esame clinico. Le procedure diagnostiche prescritte sono volte ad identificare la causa organica o funzionale della stipsi e saranno scelte dal medico sulla base dei sintomi del paziente e sui dati rilevati clinicamente".
5) La stipsi cronica può essere il sintomo di patologie più complesse del pavimento pelvico o dell’intestino. In quali casi è necessario approfondire con esami specialistici e quali segnali non devono mai essere sottovalutati?
"Un cambiamento repentino nelle abitudini intestinali ossia una stitichezza ostinata e improvvisa in chi generalmente era regolare è un campanello d'allarme importante - per quanto riguarda il cancro del colon retto – che va investigato. Mentre le alterazioni del pavimento pelvico vanno indagate quando abbassano notevolmente la qualità di vita dei pazienti".
6) Dal punto di vista terapeutico, quali sono oggi le strategie più efficaci e personalizzabili? Quanto conta l’integrazione tra educazione alimentare, riabilitazione funzionale e terapia farmacologica?
"Oggi le strategie terapeutiche sono innumerevoli e variano in base al tipo di stitichezza che abbiamo di fronte. Naturalmente sempre al centro di tutto deve esserci il paziente che dovrà essere educato ad un corretto stile di vita e imparare un corretto stile di vita".
7) Assolutamente. La stipsi cronica è una condizione che molti pazienti vivono con grande disagio, spesso in silenzio, per pudore o per timore di non essere compresi. Quanto è importante, nel percorso di cura, garantire un contesto di ascolto che consenta al paziente di esprimere pienamente il proprio vissuto e le ricadute emotive di questo disturbo?
"Per ogni patologia l’ascolto empatico del paziente è fondamentale per lo specialista, ancor di più per una condizione come la difficoltà evacuativa dove si inserisce anche il pudore personale del malato. Le ricadute psicologiche e sociali di questa malattia sono enormi e spesso la stitichezza è frutto di depressione o di stress psicologici, Interessando maggiormente i soggetti di sesso femminile e aumentando con l'avanzare dell'età".
8) Chi soffre di stipsi cronica è generalmente ben consapevole di trovarsi di fronte a un problema reale e persistente, ma non sempre riesce a individuare un percorso risolutivo. Vorrei concludere chiedendoti quali prospettive offre oggi la proctologia moderna a questi pazienti e quali segnali indicano che è possibile — e doveroso — andare oltre la semplice gestione dei sintomi?
"La medicina moderna permette di migliorare moltissimo la vita di questi pazienti. Prendiamo ad esempio i pazienti con stipsi cronica da Ostruita defecazione. Per questi può essere sufficiente un corretto stile di vita a cui aggiungere l’uso di Lassativi necessari solo quando i cambiamenti nell'alimentazione e nello stile di vita non sono sufficienti. Ma se la terapia medica non basta si può intervenire chirurgicamente ad esempio con la tecnica chiamata STARR. L'intervento chiamato STARR (Stapled Trans Anal Rectal Resection) è una tecnica chirurgica mininvasiva eseguita per via trans anale, senza ferite esterne, studiata per curare il prolasso rettale, il rettocele, condizioni da Ostruita Defecazione (ODS) o la semplice patologia emorroidaria. Utilizza due suturatrici meccaniche circolari per asportare il tessuto prolassato, garantendo un post-operatorio quasi indolore, un ricovero breve di 1 giorno e un ritorno alla vita normale immediato. Ripeto i punti chiave di questa tecnica:
- Assenza di cicatrici esterne e ferite cutanee;
- Con Minimo dolore post-operatorio (80% in meno rispetto alle tecniche tradizionali);
- Con Rapido recupero: il paziente torna alle normali attività in 3-4 giorni;
- Con alta efficacia nella correzione anatomica.
È fondamentale però che l'intervento sia eseguito da colonproctologi esperti poiché la maturità del chirurgo è cruciale per il successo funzionale".

