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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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Emorroidi in gravidanza: il Dott. Andrea Favara guida le future mamme con Eccellenza Medica

Le emorroidi in gravidanza rappresentano una condizione estremamente diffusa, ma ancora oggi poco raccontata e spesso vissuta in silenzio dalle future mamme, nonostante l’impatto concreto sulla qualità della vita. Proprio per rompere questo tabù e offrire un’informazione chiara, autorevole e rassicurante nasce questo confronto con il dottor Andrea Favara, Responsabile dell’Unità di Colonproctologia della Società Italiana di Chirurgia Colonrettale – sede di Cantù e Dirigente Medico presso ASST Lariana, Ospedale di Cantù (Como).


L’intervista prende forma dal desiderio di Roberta Sestito, manager di Eccellenza Medica – realtà di cui il dottor Favara fa parte da oltre dieci anni – di affiancare le future mamme nell’affrontare una problematica comune ma spesso trascurata, restituendo dignità clinica e umana a un disturbo che non dovrebbe mai essere normalizzato né tantomeno ignorato. Attraverso la voce di uno specialista, l’obiettivo è fare informazione, prevenzione e accompagnamento, aiutando le donne a riconoscere i segnali da non sottovalutare durante uno dei momenti più delicati della loro vita.


emorroidi in gravidanza intervista al dott. Andrea Favara


1.
Dottor Favara, oggi un argomento delicato per le donne e future mamme. Rompo subito il ghiaccio così: perché una condizione tanto diffusa come le emorroidi in gravidanza resta ancora oggi una delle meno raccontate, nonostante l’impatto reale sulla qualità di vita delle future madri?


"Vero quello che dice, in effetti appare piuttosto incomprensibile se consideriamo che almeno il 40% delle donne durante una gravidanza soffrono di malattia emorroidaria con quadri di gravità variabile ma che comunque compromettono indiscutibilmente la qualità della vita in un momento già di per se delicato".


2.
In ambulatorio incontra spesso donne che arrivano troppo tardi allo specialista? E le chiedo, qual è l’errore più comune, culturale o clinico, che porta a sottovalutare questo disturbo durante la gravidanza?


"Per fortuna devo riconoscere che la comunità dei ginecologici, almeno nella mia realtà, è sensibilizzata e consapevole del problema quindi le pazienti in genere vengono indirizzate all’ambulatorio spesso quando la gravidanza non è ancora iniziata e la malattia emorroidaria è già presente.


Intervenire a problema in corso è un po’ più complesso per varie ragioni ma sempre consigliabile rispetto al fai da te che in genere non porta risultati apprezzabili.


Sicuramente infine una discreta quota di pazienti arriva ‘tardi ‘con le conseguenze immaginabili".


3.
Esiste un momento preciso della gravidanza in cui il rischio emorroidario aumenta in modo significativo, o si tratta di un processo più subdolo e progressivo di quanto si creda?


"Se la malattia emorroidaria è presente prima dell’inizio della gravidanza la sintomatologia compare o meglio persiste fin dalle prime settimane, in caso contrario, in assenza di malattia preesistente le fasi più critiche sono sicuramente il secondo e terzo trimestre e la fase immediatamente pre e post parto".


4.
Dal punto di vista clinico, quali sono i meccanismi specifici della gravidanza che rendono le emorroidi non solo più frequenti, ma anche potenzialmente più persistenti rispetto a quelle che insorgono in altri momenti della vita?


"Sicuramente il ‘peso’ dell’utero, le variazioni ormonali tipiche della gravidanza, la stipsi, la sedentarietà ed il sovrappeso sono fattori concausali. Alcuni sono modificabili e spesso sufficienti a controllare la sintomatologia.


La predisposizione genetica ha un ruolo fondamentale, oltre a quelli sopra indicati. Per fortuna nella maggior parte dei casi, se non era presente una malattia precedente, dopo il parto il quadro regredisce spesso spontaneamente e non sono necessarie misure terapeutiche specifiche ulteriori. In una minoranza delle pazienti tuttavia la malattia persiste e tende a un lento ma progressivo peggioramento".


5.
C’è una linea sottile tra normalizzare un disturbo e legittimare la sofferenza. Come si può aiutare una donna a distinguere ciò che è fisiologico da ciò che merita un intervento specialistico?


"La presenza di sintomi credo non vada mai sottovalutata soprattutto in fase iniziale, quando è più semplice intervenire e modificare l’evoluzione della malattia verso quadri più severi. Direi che il termine ‘sofferenza’ andrebbe eliminato e mai considerato accettabile".


6.
Attraverso questo progetto, Eccellenza Medica si propone di avvicinare il grande sapere dei migliori specialisti a un pubblico più ampio, cosa che stiamo facendo oggi lei ed io. Quanto ritiene importante, nel suo lavoro quotidiano, riuscire a rendere comprensibili e fruibili anche alle persone comuni concetti clinici complessi come quelli legati alle emorroidi in gravidanza?


"Direi fondamentale, soprattutto per sfatare miti e false credenze e fornire un’informazione corretta basata sull’evidenza scientifica e sulla pratica clinica quotidiana da parte di chi ha una competenza specifica a riguardo, un po’ come per ogni cosa peraltro".


7.
Dal Suo punto di vista clinico, quali conseguenze può avere — nel post-partum — una gestione tardiva o approssimativa delle emorroidi insorte durante la gravidanza?


"Sicuramente la persistenza ed il peggioramento dei sintomi con le conseguenze prevedibili e, in un certo numero di casi, l’insorgenza di complicanze quali ad esempio la trombosi emorroidaria che potrebbe trasformare un evento fisiologico e bellissimo come la gravidanza in un incubo".


8.
In chiusura, se dovesse indicare un solo segnale che una futura mamma non dovrebbe mai ignorare, quale sarebbe e perché rappresenta un vero spartiacque clinico?


"Non sottovaluterei la presenza di qualsiasi sintomo (sanguinamento, prurito, bruciore e a volte dolore anale) presente prima che inizi una gravidanza e ancora meno la comparsa degli stessi a gravidanza in atto".

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