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Diverticolite: una malattia da non sottovalutare

Diverticolite: una malattia da non sottovalutare

Come in molte altre malattie, la diverticolite deriva da una predisposizione genetica e subisce dei peggioramenti anche a seguito di una cattiva alimentazione che predilige cibi ricchi di grassi e una carenza di fibre e acqua. Le donne possiedono una maggiore probabilità di contrarre la diverticolite rispetto agli uomini. Questa patologia, si presenta nei soggetti di età avanzata (mediamente dopo i 60 anni) con la formazione di sacche (diverticoli) nell’intestino soprattutto in quello crasso (colon). L’insorgere dei diverticoli, spesso, è asintomatico, ma quando si contrae un’infiammazione (diverticolite) si avvertono forti dolori, nausea e importanti stati febbrili. Nella maggior parte dei casi, le persone con diverticoli non sviluppano la malattia, mentre in quelli più gravi bisogna ricorrere all’asportazione della parte del colon interessata.

La diverticolite non va sottovalutata

La diverticolite non va sottovalutata

 

 

 

 

 

 

 

 

Come riconoscerla?

Come abbiamo già accennato, è altamente probabile scoprire la formazione dei diverticoli (verticolosi) solo durante una visita di controllo dal medico proctologo e solo al loro infiammarsi, si verificano i primi malesseri:

  • dolori addominali concentrati principalmente nella parte inferiore sinistra dell’addome, subito dopo i pasti;
  • diarrea, nausea e stitichezza;
  • urinazione frequente e difficoltosa;
  • sanguinamento del retto.

Come intervenire?

“Prevenire è meglio che curare”. Quante volte avete sentito pronunciare questo slogan? In effetti, la prevenzione è l’arma più efficace per evitare di imbattersi in complicanze più serie. Per prima cosa, è necessario effettuare regolarmente delle visite di controllo da uno specialista per scoprire se, effettivamente, si sono formati dei diverticoli nell’intestino. Se, invece, vi trovate già nella fase più acuta della malattia, il dottore deve iniziare l’iter necessario per comprenderne la natura; l’esame dell’addome per scoprire le zone molli, le analisi del sangue per verificare una massiccia concentrazione di globuli bianchi ed eventualmente la TAC per identificare l’effettiva presenza delle sacche colpevoli dei fastidi. Una volta verificato il grado della patologia, si interviene sull’alimentazione composta da cibi leggeri e senza fibre accompagnati da una cura antibiotica personalizzata che deve essere seguita scrupolosamente per evitare un’eventuale ricaduta.

Cosa succede quando una sacca si rompe?

È un’evenienza molto rara, ma non impossibile. A seguito della rottura della sacca infiammata, gli scarti contenuti in essa vanno a riversarsi all’interno dell’addome causando una peritonite (infiammazione della cavità addominale). La prontezza di intervento è determinante per scongiurare  l’aggravarsi della malattia.

E se gli antibiotici non dovessero bastare?

Se i sintomi non passano e tutti gli esami presentano un sistema immunitario indebolito, si consiglia un ricovero ospedaliero dove controlli più accurati e i farmaci somministrati per via endovenosa dovrebbero riuscire a placare la diverticolite.
Solo quando la malattia si presenta in maniera cronica il medico decide di procedere con l’intervento chirurgico.

Come prevenire la diverticolite

  •  Preferire un’adeguata alimentazione con frutta e verdura per ammorbidire le feci che passano all’interno del colon.
  •  Bere molta acqua.
  •  Non rimandare l’”esigenza” intestinale perché è uno dei principali fattori che portano a un indurimento delle feci.
  •  Effettuare controlli periodici dal medico proctologo anche in giovane età e se sono presenti dei casi di diverticolite in famiglia.

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